Asta di Antiquariato

foto in alta risoluzione
Lotto 403 PAOLO GEROLAMO PIOLA (1667-1724)
Salomone e la regina di Saba
olio su tela, cm.201x160

Questa inedita coppia di tele provenienti dal collezionismo privato va riconosciuta al pittore genovese Paolo Gerolamo Piola. Tra i figli pittori del celebre Domenico (1628-1703), Paolo Gerolamo è certamente il più dotato. Collabora giovanissimo con il padre salendo già nei primi anni Ottanta sui ponteggi di numerosi cantieri d'affresco. Nel 1684-85 è con Domenico, col fratello Anton Maria e col collega Rolando Marchelli nel nord Italia (Milano, Bologna, Bergamo, Venezia, Parma, Piacenza e Asti). Alla fine del nono decennio esegue per suo conto l'affresco della galleria Brignole (oggi Palazzo Rosso). Il viaggio a Roma si colloca tra il 1690 e il 1694 circa: qui lavora nella bottega di Carlo Maratta, osserva le novità anche luministiche di Giovanni Battista Gaulli ed esegue copie da opere di Maratta come di altri maestri. Al ritorno da Roma acquisisce importanti commesse sia pubbliche che private, sostituendo gradualmente il padre anziano nella conduzione della bottega.
Nella maturità, a cui va riferita questa coppia di inediti, si vede la sua peculiare sigla stilistica. Sempre debitore e rispettoso dell¿imprinting del padre all'insegna di una maniera piolesca di grande successo, Paolo Gerolamo contribuisce al suo rinnovamento in chiave classicista. La pennellata si fa via via più costruita e salda nel confine del disegno le fisionomie dei suoi protagonisti, con gli occhi tondi e spesso sgranati verso il riguardante, aiutano a distinguerlo da Domenico.
Emblematica in tal senso è la figura della bella e giovane regina di Saba che cattura la nostra attenzione immergendoci velocemente nel turbine di una scena teatrale, con tanto di tendaggi sullo sfondo che fungono da sipario di un immaginario palcoscenico. La capacità del pittore risiede non solo nelle evidenti doti pittoriche ¿ si noti la bellezza dei drappi che ammantano la regina, per esempio -, ma si constata altresì per la sua abile orchestrazione scenica. E' capace di raccontare, e quindi conferire una certa compostezza alla scena aulica e ridondante, ma anche di trasmettere emozioni: curiosità, sorpresa, concentrazione. Le emozioni dei personaggi in scena " ben nove scanditi su un numero di piani che non è neppure facile contare da come si intersecano dal primo piano al fondo " sono quelle che il pittore vuol far vivere a noi che guardiamo, catapultandoci attraverso le forme del disegno e i colori della tavolozza nel suo teatro barocco.
Simile è l'intento nel dipinto nato come compagno, en pendant, raffigurante un'altra scena biblica. David pentito al cospetto di Nathan mette in scena il momento in cui il profeta ebreo che visse sotto il regno di David e di Salomone che gli successe, rimprovera il re per il suo atto di adulterio con Betsabea. Egli si mostra pentito e si inchina al sapere del profeta. Se il primo dipinto con Salomone e la regina di Saba (I libro dei Re, 10, 1.13) è un implicito inno alla ricchezza, tanto da essere considerato il corrispettivo dell'Adorazione dei Magi del Nuovo Testamento, il secondo è un severo monito al rigore morale e alla morigeratezza.
Non è dato sapere se queste grandi tele, probabilmente destinate ad arredare le ampie pareti di un salone nobiliare in una dimora genovese di primo Settecento, facessero parte di una serie con altre storie bibliche dalle quale si potrebbe precisare il messaggio voluto dal committente. Certamente, il monito secondo cui la ricchezza debba essere accompagnata da sani principi morali ed etici è quanto mai in linea con la mentalità del patriziato genovese nel cui ambito di committenza queste due tela vanno con ogni probabilità riferite.
Anna Orlando / X-2018


I dipinti sono inediti. Per una bibliografia di riferimento sul pittore cfr. A. Toncini Cabella, Paolo Gerolamo Piola e la sua grande Casa genovese, Sagep, Genova 2002
stima: 10000-11500 Eur

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